lunedì 21 ottobre 2013

Una storia nella Storia: il Rivoli

Rivoli Valdagno

Nei giorni scorsi sono tornata a Valdagno e la cosa mi ha fatto molto piacere.
Avevo un sacco di cose da fare e mille persone da vedere ma sono riuscita a prendermi due minuti per passare dalle parti del Rivoli.
Ho fotografato l'edificio com'è adesso.
Oggi, riguardando le foto, mi sono detta che quelle immagini avevano poco senso... prima era necessario raccontare una storia (s minuscola) nella Storia (maiuscola): quella di questo teatro.
La Storia con la S "maggiore" (come la chiamava Guzzanti, in uno dei suoi programmi) è quella mastodontica dell'umanità. Non sarebbe maggiore se non fosse composta da piccole storie con la S minuscola, veri e propri tasselli della vita di ogni luogo.
Il Rivoli mi ha sempre incuriosito perché il mio primo ricordo cinematografico fu lì dentro: già, mi reputo una fortunata.
Era il 1981, poco prima che chiudesse ed io avevo tre anni. Si tratta solo di 2 immagini: il teatro, enorme che sembrava inghiottirmi e la strega di Biancaneve che mi faceva paura.
I miei genitori hanno confermato questo piccolo ricordo fatto di immagini sicché non mi sono sognata nulla.
Quando ero adolescente, negli anni '90, una delle cose che si potevano fare per dimostrare di essere grandi era entrare di nascosto nel Rivoli con le torce elettriche.
Io non l'ho mai fatto ma invidiavo chi riusciva a valicare il limite di quel teatro, non tanto per la legalità infranta quanto per la curiosità di vedere di nuovo quella magnificenza.
L'altro giorno, dopo aver preso un caffè, guardavo quell'edificio che ora è solo il fantasma di quello che era un tempo e mi chiedevo una sola cosa: perché?
Costruito nel 1937, denominato Impero per la grandezza dell'idea che doveva rappresentare, faceva parte del progetto di rendere Valdagno qualcosa di unico.
La città sociale stava crescendo, il razionalismo stava conquistando questo piccolo pezzo di Alto Vicentino.
Nel 1938 arrivarono da queste parti i Savoia e poi anche il Duce.
Questo teatro e gli edifici della Sinistra dell'Agno sono opera di Bonfanti e non ci sono luoghi pari in Italia se non, in un qualche modo, a Roma.
Io non credo che Valdagno si sia mai resa conto, se non in epoca molto attuale, della grandezza artistica, storica e culturale di un quartiere così. Ideologia a parte, alla quale non vogliamo dare peso, questo luogo è qualcosa che ha un valore inestimabile.
Il Teatro Rivoli divenne il cabaret tedesco, quando il comando SS fu di stanza in città.
Finita la guerra, furono le idee socialiste quelle ad essere messe sul palco di questo luogo grandioso.
Il Teatro divenne dopolavoro per il popolo e, negli anni '50, lasciò la politica e tornò a risplendere delle luci della ribalta. E divenne cinema.
Successe poi che la gente cominciò a cambiare: i luoghi d'incontro e di cultura cominciarono ad essere altri e nulla fu poi fatto per salvare questo luogo.
L'altro giorno l'ho guardato ed ero triste.
Mi sono chiesta chissà quante cose abbiamo perso nel corso degli anni in virtù di ristrutturazioni che sapevano di innovazione e modernità.
Poi la tristezza è passata e mi sono detta che, in tutta probabilità, è arrivato il momento di riprendersi la città, toglierle il trucco e accettarla per quello che è: un gioiello che nel corso degli anni è diventata un puzzle di storie e Storia.

3 commenti:

  1. Giovanna, io ho qualche anno più di te e ho una quantità enorme di ricordi dato che ho abitato al terzo piano di quel complesso per 25 anni, ci sono arrivato bambino e me ne sono andato ometto.
    I film che non ho visto, i concerti della banda Marzotto e le decine, centinaia di ore trascorse a giocarci, al riparo dalla intemperie
    Oggi è una struttura anacronistica, irrecuperabile, perchè, come opportunamente sottolineavi, sono cambiati i tempi e le abitudini...
    Però piange il cuore e a me in modo particolare...

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    Risposte
    1. Grande Massimo!
      Sono felice tu mi abbia lasciato un commento :)
      Eh già, il Rivoli è più vivo nella mente di alcuni cittadini che in quello delle istituzioni.

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  2. io sono del 47 e da quasi 50 anni manco da Valdagno, ma il ricordo del Rivoli è indelebile.Quando c'era il premio Marzotto a sbirciare tutte quelle personalità,ero incantata dal guardaroba al mezzanino a sinistra Poi la scuola di ballo classico, le feste di carnevale, il bar a destra dove fare scorta di caramelle, gli spettacoli teatrali, i film, le poltroncine di velluto rosso cupo....tenta che te ciapi i peoci.....la prima sigaretta fumata su in peocina, le unghie lunghe e rosse della cassiera. Si entrava quando si voleva, e si vedeva il film da metà o tre quarti e poi si stava là a rivederlo ancora......nostalgia. Abbiamo vissuto in un posto inimmaginabile per quegli anni e l'abbiamo buttato via in nome di una ideologia..che tristezza

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